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DRAMMI
SUL
TRIONFO E DANZA DELLA MORTE
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DANZA MACABRA
CON OSSERVAZIONI STORICHE ED ARTISTICHE
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DANZA MACABRA
A CLUSONE
DOGMA DELLA MORTE
A P1SOGNE
NELLA PROVINCIA DI BERGAMO
CON OSSERVAZIONI STORICHE ED ARTISTICHE
DI
GIUSEPPE VALLARDI
Consultore artistico della Biblioteca Ambrosiana,
conservatore onorario del Gabinetto Archinto, ascritto ad Istilliti ed Accademie di Belle Arti.
Opera adorna di (avole illustrative
MILANO
TIPOGRAFIA DI PIETRO AGNELLI
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DEDICA
Fu sempre mio costume di raccomandare al nome illustre di
uomini estinti opere raccolte, composte od ordinate da ine, come
in impeciale modo lo attestano alcune stampe di assoluto merito
incisorio, colla mia Ditta pubblicate.
Ma oggidì che conto settantacinque anni, gli ultimi dei quali
vissuti fra infermità ed amarezze, cagionate queste dal fatto,
che la sostanza ingente (') ceduta in estremo pericolo di vita
(1) Per gli cmporii eli Libri e di Slampe conosciuti in commercio sotto
l'Antica Dilla Pietro e-Giuscppe Vallardi, veggansi i cataloghi stampati dal 1815
al 1855. — Per le raccolte di Belle Arti, che formarono la mia privata delizia,
come quadri, bronzi, marmi, medaglie, cammei e specialmente disegni (per
numero e per merito raccolta unica e preziosissima), esistono i rispettivi cata-
loghi, alcuni pure da me pubblicati.
al 15 Giugno 1854 ai due amatissimi figli, fosse stata nella
miglior parte smembrata e dispersa; quel costume dimettendo,
a me stesso dedico un opera mia che tutta si riflette in lugubri
imagini, persuaso che nessun altro potrà meglio aggradirla,
perocché nel pensiero mistico della « Danza della Morte » io
ritrovo appunto la fdosofia al caso mio.
AL LETTORE
K
Lendo di pubblica ragione un lavoro che avrei vo-
lentieri stampato quattro anni prima, se una grave
indisposizione fìsica e morale non mi avesse impedito
di condurlo a compimento. Egli è tenue, ma interes-
sante per la Storia Archeologica- Artistica-Morale, ed
affatto nuovo per l'Italia.
Nell'anno 1854 leggendo per caso il Giornale della
Provincia di Bergamo, rinvenni con mia soddisfa-
zione nei numeri 21 e 28 agosto 1846 un articolo
del signor Gabriele Rosa bresciano, in cui era de-
scritto il Trionfo e la Danza della Morte, che vedesi di-
pinto a fresco nel Borgo di Clusone CU ; e del pari rin-
(1) Articolo riprodotto con alcune aggiunte nel giornale V Euganeo
di Padova del gennajo 1847, e che mi tornò acconcio scrivendo le
presenti osservazioni.
i
— II —
venni un altro articolo nel numero 11 settembre 184G
del succitato giornale sotto lo specioso titolo di Danza
.Macabra (*) in Clusone, risguardante il medesimo di-
pinto, e scritto dall'egregio signor conte Vìmercati
Sozzi di Bergamo.
Dietro la lettura di que'due articoli, feci risoluzione
d' intraprendere una gita a Clusone, per accertarmi se
alcunché d'interessante si potesse rinvenire intorno a
questa lugubre composizione, eseguita in un sito recon-
dito di Lombardia e direi quasi negletto , fra dirupati
terreni, alle falde delle Alpi llezie.
Infatti recatomi colà nel settembre dello stesso anno
1854, non appena fissai l'occhio su quel gran quadro,
dipinto a buon fresco , ebbi a stupire come un' o-
pera tanto immaginosa nel concetto , straricca nella
composizione, ed appartenente air aureo secolo XV, sa-
rebbe rimasta ancora dimenticata, se il solerte signor
Rosa non ce ne avesse dato contezza, mostrando
così agli eruditi , non essere unica in Italia queir al-
tra Danza di Como pubblicata dal signor Zardetti (2),
opera di merito assai inferiore a quella in discorso.
Maravigliai maggiormente al considerare come que-
sta pittura di Clusone venisse trascurata, e quel che è
(I) È vocabolo usato nel decimoterzo secolo dai francesi.
(?.) Lettera, al Nob. sig. Lucini-Passalacqua, 1845, di soli 125 esemplari.
— Ili —
peggio, da mano barbara in alcune sue parti mutilata:
quindi mi affrettai ad inviare colà un diligente ed
esperto artista il quale avesse a trarne un esatto dise-
gno. Vedi le Tav. I.a II.a III.a e IV.a
E perchè il presente lavoro riesca di maggiore in-
teresse, vi aggiunsi la illustrazione di un altro sin-
golare affresco intitolato il Dogma della Morte che
trovasi a Bisogne sulla facciata della Chiesa della Ma-
donna della Neve, solo a poche miglia lontano da
elusone. Vedi le Tavole V.a e VI.a
Non tralasciai d' indicare le varie etimologie date
al nome Macabra, come pure da chi prima fu usato,
non obliando il famoso soggetto dei Tre morti dan-
zanti di Discola, e quello dell' agate nel Museuni Flo-
rentinum. Vedi la Tavola VII.8 Ho riportato un primo
quadro inedito, di una Danza dei Morti di Alberto
Durerò. Vedi la Tavola Vili." Unii l' iscrizione che
sta scolpita in marmo della Danza di Napoli ,
come anche un Dialogo tra l'anima ed il corpo
di un morto a mio credere certo non mancante d' in-
teresse.
Ho voluto far menzione dell' antichissimo Codice
da me posseduto, per il suo genere singolare e tut-
tora inedito della famosa Danza di Basilea Città.
Quando poi mi veniva il destro non ho tralasciato
— IV
d' inframmettere molte notizie storiche ed archeo-
logiche che mi parevano a farsi all' argomento.
Ilo posto questo mio lavoro anche in francese, e
per diffonderlo più che si potesse, e perchè mi parve
dovesse invogliare anche i forestieri che sehhen già
da trent' anni trattarono questo argomento con molta
erudizione , giammai han sospettato che in Italia ci
avesse la Danza dei Morti.
DISCIPLINI TI CLUSONE.
NOZIONI PRELIMINARI
I,
LI pensiero della morte, conciliatore dei sentimenti tranquilli,
maestro delle umane follie, amico delle benefiche azioni, ha
suggerite le rappresentazioni de' Morti danzanti , dette anche
Danze Macabre.
Il loro scopo era quello di richiamare l'uomo al suo fine, onde
mercè la meditazione di questo si conformasse al buono, all'one-
sto, giacché un medesimo fine tutti ci eguaglia, ed una irrevo-
cabile giustizia tutti ci attende. Loro oggetto fu ben anche la critica
e la satira ; e sotto questo aspetto ci rappresentano quelle ten-
denze e passioni per le quali gli uni diversificavano dagli altri
nella grande commedia umana.
Questo fatto di danze mortuarie trovasi nelle principali na-
zioni d'Europa: ciò che è una prova della grande verità, che
nella famiglia umana europea furon sempre comuni e i sen-
timenti e le aspirazioni.
Eruditi d'alto nome si posero ad illustrare siffatti monu-
menti, che traendo origine dal Medio Evo, continuarono fino
al cader del secolo XVII, per venir quindi dal tempo guasti o
distrutti, e dagli uomini negletti o male interpretali.
— '2 —
Fra gli scriltori, che per tali ricerche fornirono abbondante
materia alla storia delle arti, primeggiano a buon diritto:
Gabriel Peignol — Iìecherches sur les Danses des Morls. Dijon
et Paris, 1S2G.
Francis Dome — The Dance of Dealh, London, 1835.
//. F. Massmann — Lileralnr dar Todtentànze. Leipzig, 1840
bei T. 0. Weigel.
Achille Jubinal — La Danse des Morls de la Chaise-Dieu.
Paris, 1841.
Naumann. — Les morls sous tous les poinls de vue. Opera
pubblicata a Dresda nel 1844.
LI. F. Massmann — Die Daseler Todlcnldnzc. Slultgard, 1847.
Ilolbeins — ■ Dance of Dealh , wilh an historical and lilerary
introduction. London, /. It. Smith, 1849.
E. Hipp. Langlois — Essai sur les Danses des Morls. Ouvrage
public par André Pottier et Alfred Baudry. Roucn , Voi. 2
in 8.°, 1852.
Georges Kastner — Les Danses des Morls, disserlalions et
reeberches historiques , philosophiques , liltéraires et rausi-
cales. Paris, 1852 chez Brandus éditeur.
M. IL Fortoul. — Éludes d'archeologie. Paris, in 8.° 1 854, Y. 2.
Ma le notizie loro non si confanno alle nostre storie italiane,
perocché i beni ed i mali modificali dall'indole diversa degli
uomini , costituiscono per ciascuna nazione una storia diversa
nelle Danze Macabre, quantunque tutte ritraggano una mede-
sima origine.
Varj dipinti e sculture esistevano sul finire dello scorso
secolo, ed anche sul principio dell" attuale, in alcuni luoghi
— 5 -
della Brianza, della Bergamasca, sul Lago di Como, e della
Valtellina; ma sfortuna volle che di questi monumenti ne
rimanesse soltanto la memoria.
E perchè simili miserie non si l'innovellino e non diano campo
a ben meritata accusa per parte degli stranieri, dovrebbesi poi-
mano a stendere una storia tutta italiana delle Danze dei Morti
o Macabre, non che rovistare lutto quanto si riferisce a simile ar-
gomento, movendo dalla Danza di Como ora più non esistente!1),
che fu descritta da Zardclli e pubblicata per cura del bene-
merito Conte Lucini-Passalacqua , inserendovi mano mano
quelle che dappoi si ritrovassero o di cui ne esistesse tradi-
zione e memoria, come io tento nella pochezza delle mie forze
con questa di Giasone , meritevole a dir vero di commento, e
per il pensiero morale che vi traspira , e pel magistero del-
l' arte che vi si rivela.
Per siffatto modo verrà data prova ai forastieri , che in ogni
età, come non si mancò di grandi uomini, né di immortali
produzioni :
« Là nella bella Ilnlia ov' è la sede
« Del valor vero e della vera Cede »
così nemmeno si diffellò dei trovali delle Danze Macabre.
(I) La dala del 1510 che leggevasi nel cartello ivi esistente, non polevasi
arguire con precisione, aflcso Io stalo di grande mutilazione del dipinto.
::" ':? irS'i-'I'ifi'SiS;' v'.f'i. '■■'':!.:;
l'invaimi IJuril disrunó.
per rainmi»»ioii£ eh (Husoppi' Vallarli)
lilonrttf Yv Tcrzaòln
ifi ti che ferite a Ira òctlrn
TRIONFO E DANZA
DELLA MORTE
DIPINTA A CLUSONE (Provincia di Bergamo)
JUa Danza della Morte o Danza Macabra è il soggetto che forse
più di qualunque altro caratterizza il Medio Evo.
Ài tempi pagani la fiamma del rogo coli' annientare il cada-
vere non lasciava ai superstiti che un pugno di ceneri; epperò nulla
di più quièto pei sensi, nulla di meno funebre di un'urna, di un
sarcofago, anche rispetto alle composizioni che all'esterno le ador-
navano. — Il Cristianesimo invece col ritornare il corpo alla terra
rese severa e tetra la imagine della Morte. Quando i vermi ave-
vano terminalo il loro ufficio, usavansi raccogliere dalle sepolture
gli avanzi dei corpi disfatti, e sovrapporre con simmetrico studio i
cranii e le ossa nelle cappelle vicine alle chiese ed ai cimiterj, af-
finchè' fosser soggetto di meditazione ai viventi.
Il pensiero della morte che coglie ognuno, di qualunque età, di
qualunque condizione egli sia , e che ritorna alla primitiva egua-
glianza ciascuno , si slimava dai moralisti tanto più necessario ,
quanto "più era insultante ed illimitata la potenza, la superbia e la
depravazione della classe dominatrice sulle altre; ed associato a quel
2
— 6 —
pensiero, trovandosi quello di uno stretto rendimento di conto delle
azioni umane, doveva tornare efficacissimo mezzo a consolare gli
oppressi ed a frenare gli oppressori.
E ben a ragione la morte divenne una nuova divinità, assumendo
le forme di uno scheletro. « Morie nihil melius , vita nihil pejus. »
Ecco la sua divisa nel XII.0 e XIII.0 secolo..
Per quanto poco si rifletta allo stato in cui allora si trovava
l' Europa tutta, e specialmente il Nord dell' Italia, ravvolta nelle lotte
tra l'Impero e la Chiesa (onde le guerre, le dissensioni di contado,
di città, di famiglia, le pestilenze, le carestie recrudescenti ad ogni
istante), è facile argomentare come gli nomini cresciuti in mezzo
a tanto avvicendarsi di mali doveano essére famigliari al pensiero
della morte. È il sintomo delle grandi crisi; l'estremo terrore can-
giasi in estrema allegrezza! Da questi elementi trovò inspirazione ed
origine la Danza Macabra.
Infatti l'idea di tutte le Danze Macabre è la stessa presso tutte
le nazioni; è la eguaglianza del cimitero applicata alle follie del
mondo. Dalla reggia dell'invitto principe alla capanna del labo-
rioso contadino, la morte batte a tutte le porte ed esce traendo
per mano le sue vittime, che loro malgrado costringe a danzare. —
Sempre allegra e buffona, sembra che si atteggi all'insultante ironia,
al feroce disprezzo , allorquando cammina coi grandi. — E ben disse
il francese Saint Victor: — Regardezbien: a iravers ce rnasque décharné,
011 enlrevoit une téle plébéienne — Le faible se venge du fort en l'assi-
gnant au cimelière; l'opprime enterre vivant l'oppresseur. — Qu'esl-ce
que la Danse Macabre, si non la Jacquerie de l'élernité? —
Le vicende straordinarie politiche e religiose del Medio Evo
diedero origine alle produzioni più singolari sia nello arti che
nelle lettere. Ommetlendo di parlare delle moltissime e svariate.
Danze dei morii o Macabre, sparse per ogni dove in Europa,
— 7 —
il primo esempio in Italia di allegorie mortuarie cristiane lo si riscon-
tra nei quattro Novissimi eseguiti da quel Giunta Pisano, che nel 1202
sali in fama nella pittura, allontanandosi dal greco stile. Di lui pure
sono in S. Francesco d'Assisi le Storie di Simon Mago portato dai
demonj.
Queste rappresentazioni furono poi poeticamente sublimate da Dante
nella Divina Commedia, da Giotto di Bondone fondatore della pittura
italiana, dall' Orgagna nel Cimitero di Pisa, dal Petrarca ne' suoi
Trionfi, da Luca Signorelli nel Duomo d'Orvieto. Sarebbero da no-
minarsi, oltre i citati, molti altri artisti italiani antichi e moderni, che
per eccellenza trattarono la Morte con tremendi concetti ; ma non de-
vesi dimenticare l'universale Leonardo da Vinci, il quale sopra un fo-
glietto di carta raffigurò in ischizzo a penna la Morte, rappresentata da
scheletri , che combattono altrettanti cavalieri : allegoria dal sommo
artista destinata a provare la superiorità della fanteria sulla caval-
leria (0.
Si parli ora di GLUSONE. Ai tempi dell'Impero Romano era un de-
posito delle armi che fabbricavansi nelle vallale vicine. Nel 1008 vi
si costrusse il palazzo del Consiglio Comunale, ed in quell' epoca
elusone, annoverata come città, contava 4200 anime; oggidì è bor-
gata posta in amena situazione sopra inegual terreno, di circa 3400
abitanti, assai industriosi e commercianti.
Le sue fabbriche, come ancora si ravvisa sopra alcune di esse,
andavano abbellite di molti affreschi, opere in parte di pittori del
secolo XIV. A pochi passi da Clusone sulla via di Roveto, villag-
gio di storiche rimembranze con 1000 abitanti, s'innalza a lato
della strada una piccola cappella dedicata a S. Defendente; in essa
vi sono dipinti di merito non comune, i quali portano la data
(1)11 disegno conservasi presso il signor A. Thiers a Parigi, acquistato dal conte
di Thibaudeau, da me esaminalo e trovato originale.
— 8 —
del 1470, ed esternamente ve ne sono altri, che portano invece
la data del 1492.
La Chiesa maggiore di elusone è vasta, è ricca; ma nulla vi
si scorge di straordinario , sia per l' età come per l' arte. Dirim-
petto alla medesima avvi l'antica Chiesa detta de' Disciplini, o della
Misericordia. I Disciplini furono ammessi l'anno 1436 dal vescovo Ci-
priano di Bergamo H). La Chiesa venne dedicata a S. Bernardino da
Siena, che nacque nel 1378, predicò nella Bergamasca, nel Mila-
nese, e morì nel 1444. Sta riunito a quella il Consorzio della Miseri-
cordia, che nell'interno ed all'esterno è ricco di pitture a buon fre-
sco: nella chiesa de' Disciplini sotto un affresco rappresentante la
Crocifissione, da una parte è scritto 1471 ; dall'altro lato con let-
tere consunte si legge .... HOB PINXIT, come dal qui unito fac-simile.
I dipinti nell'interno della Chiesa de' Disciplini o del Consorzio della
Misericordia sono qual più, qual meno conservati. Sull'abside dell'aitar
maggiore vedonsi Sibille e Profeti eseguiti da artista lombardo ;
gli altri dipinti sparsi per la chiesa, rappresentanti le gesta di Gesù,
segnano la medesima epoca. Se non fossero in parte ridipinti da
mano inesperta, conserverebbero un merito storico e darebbero
campo a dotte investigazioni; però lo stile che vi traluce risente
più della scuola milanese dei tempi di Bernardino Lumi, che della
veneta scuola.
Esternamente alla Chiesa de' Disciplini, sopra il suo fianco avvi il
gran quadro a fresco del TRIONFO E DANZA DELLA MORTE ,
con figure poco più grandi del vero. È questo forse il più stu-
pendo lavoro che si conosca nella parte montuosa settentrionale d'Ita-
lia, e che. rapporto all'arte non oltrepassa la metà del secolo XV,
(1) Notizia dala allo scrivente mercè la cortesia del signor Conle Faustino San-
severino, che alla sua volta l'ebbe dal Conle Paolo Vimercali Sozzi, avendola
rinvenuta in un manoscritto membranaceo il chiarissimo abate Ucelli di elusone.
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Trionfo dell
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Danza della
o
Danza Ma e a
avanzi
deformi
lei
Purgatorio.
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N°l. Facsimile d'iscrizione sotto l'affresco d
della Chiesa dei Disciplini ._
N:.2. Contoino della parete esterna ova trova
ri.
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N°i
Danza della Morte
0
Danza Macabra.
' t*-Jy3--
DO
Gran. = Zoccolo
figurava in antico i qualro novissimi.
N°l l'ansimile d'iscrizione sotto l'affresco della grande Crocifissione nell'interno
della Chiesa dei Disciplini _
W-ft. Contorno della -parete esterna ova trovasi l'affresco del trionfo e Danza della Morte
— 9 —
giacché vi traspare lo siile semplice e gentile, usato dal genio di
Giotto, che fu il primo nella pittura Italiana ad unire la semplicità
colla bellezza, e ad esprimere colla grazia le pietose commozioni
dell'animo. Di un così fatto stile tu scorgi le impronte non solo in
tutto l'insieme della composizione, ma in ogni singola parte ed in
ispecie sopra i lineamenti dei volti; onde a buon diritto si potrebbe
sostenere, che si avvicina al Bealo Angelico da Fiesole, specialmente
nello atteggiare le figure in un pensiero morale, religioso, od an-
che a frate Filippo Lippi, il quale lavorò a Padova ed a Napoli, e
più di tutti a Benozzo Gozzoli. Qualunque ne sia l'autore, l'opera
è affatto italiana, più fiorentina che veneta e lombarda, secondo noi;
condotta con mirabile lavoro ed effetto, variata nella composizione,
e magistrale tanto per l'arte del disegno che per il brillante colorito.
Lasciando ad altri la spiegazione filosofica, ed attenendomi soltanto
alla generalità, dirò come il dramma figurato in quel dipinto è diviso
in due distinte parti, che formano come due grandi quadri, l'uno
sovrapposto all'altro e quasi per intiero ottimamente conservati. Nel
superiore è rappresentata la potenza inesorabile della Morte, o vero
il di lei Trionfo ; nell' inferiore invece è contenuta la Danza pro-
priamente detta anche Macabra. Vedi la Tavola I.a
Il quadro superiore è singolarissimo per la ricca composizione
maestrevolmente espressa in ogni sua parte. Nel mezzo vedesi un
gran sepolcro scoperchiato, quadrilungo e di semplicissime linee,
sul di cui orlo strisciano velenosi rettili, come uno scorpione, due
rospi, e cinque vipere. Dentro veggonsi in direzioni opposte gia-
cere due cadaveri, che dai vestiti e specialmente dalle corone l'una
papale, l'altra dell'impero germanico, si palesano l'uno per quello
di un Papa, e l'altro d'un Imperatore di Germania. Nel mezzo
dell'orlo anteriore sorge ritto in piedi uno Scheletro gigante, quasi
fosse il Principe della Morte, che in aspetto altiero spiega colle
— 10 —
braccia distese due cartelli, nell'uno de' quali si legge in caratteri
gotici della miglior forma :
nell'altro
« Giunge la morte piena de egualeza:
5 Sole ve voglio e non vostra richeza. »
« Digna mi son de portar corona
« E che signoresi ogni persona. »
A lato di quel principe stanno due altri scheletri obbedienti
ministri, l'uno dei quali afferra un arco dalla cui corda vibra ad
un tratto tre freccie, dirette a portar la morte sopra i poveretti
che gli stanno dicontro. All' egual tristo ufficio è intento lo scheletro
dall'opposto lato; ma con un istrumento degno di molta osserva-
zione per la sua forma, simigliante ad un archibugio di prima inven-
zione, consistente in una lunga canna senza calcio, accomodata in un
legno concavo ; archibugio che lo scheletro accende con una miccia.
Presso a quell'avello, ed alla diritta del dipinto, stanno tre giovani
cacciatori sopra cavalli riccamente bardati con cani e sparvieri vo-
lanti. L'uno rivolto verso il sepolcro cade rovescio sul proprio cavallo;
ferito da un dardo nel petto: l'altro guarda attonito la morte,
la quale già scoccò un dardo al falcone librato neh' aria : il terzo
spaventato pone al galoppo il cavallo (!). Il fondo è chiuso da una
boscaglia entro la quale si aggirano altre persone che meglio si di-
scernerebbero, se in questa parte il dipinto (vedi la citata Tavola I.a
alla lettera A) non fosse stato offeso dal tempo. Più vicino al se-
polcro vedonsi alcuni dignitarii ecclesiastici, in supplichevole atteg-
giamento, fra i quali un vescovo che solleva le mani offerendo un
vaso ricolmo di monete.
(I) Questi tre cavalieri richiamerebbero in certo modo il dipinto di Andrea
Orgagnà nel Cimitero di Pisa , allusivo alla storia dei tre morti e dei tre vivi,
ove si racconta come tre nobili signori cavalcando a caccia entro una fore-
sta, vennero soffermati da tre orribili spettri, dai quali ebbero una tremenda
lezione sulle umane vanità.
— li —
Alla sinistra sta accalcata una grande moltitudine, sfarzosamente
vestita, di principi, ministri, vescovi, abati, d'ogni età e nazione, che
inginocchiati ed a mani giunte scongiurano la inesorabile morte a
voler loro risparmiare la vita. Primeggia un Pontefice che offre una
coppa piena di monete, e sul davanti della scena o per meglio dire
del sepolcro, tu vedi un monaco che porge un anello, un doge che
lo imita con un bacile ricolmo d'oro, indi un feudatario che offre
la propria corona. Ma i cadaveri che ingombrano il terreno, fra cui
quello di un principe africano, manifestano come a que'doni la morte
non si impietosisce. Rimarchevole è il gruppo pieno d'espressione, ove
figura un re in atto di maraviglia neh' osservare una preziosa gemma,
che un mercante giudeo con gelosa circospezione a lui mostra. Felicis-
simo pensiero, che il pittore al certo volle esprimere, a contrapposi-
zione dell'idea dominante in tutta quella moltitudine atterrita e piagno-
losa al cospetto della morte; che cioè la vista delle preziose cose
fa a certuni obliare sull'istante la dominatrice idea del morire.
Il quadro sottoposto rappresenta la Danza, come vien indicato
dai versi scritti in caratteri gotici ed in una sola linea:
0 li che serve a Dio del bon core
Non havire pagura a questo ballo venire
Ma alegramenle vene e non lemire
Per chi nase elli convene morire.
Tali danze di consueto vengono rappresentate con un numero
più o meno grande di personaggi, con altrettanti scheletri condu-
centi persone di vita militante. Trovandosi il dipinto mutilato da
una parte (vedi il luogo segnato C nella Tavola sopradetta) non possono
figurare il Papa, l'Imperatore, l'Imperatrice, il Re, il Cardinale, il
Duca, ecc., personaggi che si trovano sempre figurati in tutte le
Danze dalle più antiche alle più moderne, e che certamente sa-
ranno esistili in origine eziandio in questa Danza.
— 12 —
Tulli i personaggi del nostro quadro, si figurerebbero come escili
da una porta, quasi a simbolo di città, per cui la Danza deve ef-
figiare memorie cittadine.
Avanti tutto, a primo anello della schiera, si presenta uno sche-
letro che conduce un gentiluomo , e dietro a questi un secondo
scheletro che ne guida un altro : i gentiluomini sembrano appar-
tenere all'ordine giudiziario; tien dietro un magistrato in lunga
zimarra, ed un filosofo o maestro, ambedue condotti dal rispettivo
scheletro; succede quindi un giovine studente in giubboncello, che
stringe un papiro dal lato del cuore ; quindi un mercante che tiene
la mano in una bisaccia da denaro appesa alla cintura; vien dopo
un'armigero coperto da mantello; quindi un giovine che potrebbe
prendersi per un alchimista o chimico, portante una macchinetta d'in-
cognito uso; vien dietro loro e dietro gli scheletri che li guidano, un
uomo del popolo a calzoni laceri, che sembra un artigiano; quindi
un frate dell'ordine de' Battuti o Disciplini; quindi ancora una vez-
zosa signora piena di vita e di bellezza, bene abbigliata e mirantesi
in uno specchio, la quale viene condotta per il dito della mano da
uno scheletro, e per l'avambraccio fermata da un altro, come a
significare che il pensiero della morte arresta o turba anche il li-
bero corso ai galanti pensieri della vita.
L' ultimo ad uscire dalla porta è uno scheletro del quale si vede
la testa e l'avambraccio, e dietro ad esso una moltitudine sta per
uscire alla comparsa della Danza ferale.
Qual'è il pensiero che si potrebbe attribuire a questa Danza? Esso
sarebbe, giusta il sentir mio, che ogni uomo di qualunque ceto è pur
condotto da invisibile forza alla morte, e che, come uno scheletro
sta avanti, così uno scheletro sta nel fine ad attestare, che in qua-
lunque direzione l'uomo corra, trova da ogni lato la morte.
Gli episodii della nostra danza sono svariatissimi pel costume dei
I \ IH .:
— 13 —
danzatori, pel diverso pensiero in ciascuno espresso, e pel modo
inusitato di atteggiare gli scheletri; sicché mirabilmente tu vedi tra-
sparire sovra essi e l'ironia, e le smorfie, e le grazie beffarde onde
muovono alla danza co' mesti compagni.
Lo stile di questo dipinto, per l'età cui appartiene, è ben singolare:
le teste sono piene di vita, ed esprimono efficacemente il carattere e le
interne affezioni dell'animo, che quella fatai danza produce in cia-
scuna persona. A dir vero si scorge un avvicinamento dell' arte al mi-
glior progresso, non essendovi che una leggera secchezza ne' contorni
di ogni singola figura e nel piegare delle vesti; anzi molte movenze
e attitudini sono piene di grazia e di naturalezza, talché prescindendo
anche dalla rilevantissima importanza archeologica, la composizione
riesce preziosa per l'arte e per la storia dei costumi, che si riferisce
sempre ai secoli XIV e XV. •
A ragione alcuni ammiratori furono del mio avviso, che la mag-
gior parte delle figure espresse tanto nel Trionfo come nella Danza
debbano ricordare distinti personaggi, che a que' tempi avranno in-
fluito sui destini del veneto Dogado, e del milanese Ducato; Stati, i
quali atteso la loro vicinanza e disparità di principii, versavano in
continui commovimenti politici e religiosi. Giudiziosi archeologi ed
in ispecialità iniziati nello studio delle medaglie, potrebbero con
poca fatica riconoscere il nome di alcuni di que' personaggi, e trarne
cosi una norma a meglio giudicare de' tempi e dell'epoca stessa.
La Tavola, che qui unisco, venne cavata dal disegno originale,
che conservasi presso di me ed eseguito a colori dal valente si-
gnor Giovanni Darif veneziano. Le altre tre Tavole segnale II.a, III.",
lV.a, sono il lucido esatto delle teste di tre personaggi principali,
che vedonsi nel Trionfo delia Morte; e le offro come un saggio dello
stile proprio al dipinto, di conlorni assai pronunciali in chiara luce e
con scarsità di ombre.
— 14 —
OSSERVAZIONI.
Le prime quattro figure che stanno a sinistra della Danza del di-
pinto, non si possono distinguere con chiarezza per essere in parte
sbiadite e perdute ; ma il nostro disegnatore credette bene di farle
rivivere per armonizzarle col rimanente, ajutandosi coi solchi segnati
dai contorni delle figure sulla parte del muro scrostato.
Così le coppie de' dignitarii che dovevano figurare per le prime
in questa danza, vennero distrutte da cima a fondo per una scala
praticatavi da persone ignare, onde ascendere ad una stanza.
Premesse tali cose, si riconoscerà lo stato attuale dell' opera che
vanta Clusone, la conservazione della quale non sarà mai abbastanza
raccomandata a que' terrazzani e alle autorità municipali.
Lo stipite che vedesi segnato D nella tavola, devesi ritenere dal
lato opposto : in esso scorgesi un teschio che tiene coi denti un
cartello su cui sta scritto: son fine.
Un simile stipite doveva esistere nel luogo dove ora vedesi la
mentovata scala.
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IL
DOGMA DELLA MORTE
DIPINTO A PISOGNE (Lago d'Iseo).
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ir i materialisti la morte annienta l'uomo, tronca ogni speranza:
gioje e dolori, riso e pianto, dubbi e realtà, per essi tutto è com-
preso nella vita, nulla dopo di quella. Epperciò a rendere felice
la vita dovevano logicamente volgere tutte le cure; così il pensiero
cbe reclinava alla inesorabile morte diveniva un maggiore stimolo
ai sensi per godere la vita. I poeti filosofi ricordavano la morte ai
potenti al solo intendimento di invitarli a disprezzare le caduche
grandezze , proclamando :
Breve et irreparabile lempus
Omnibus est vite; sed famam extendere factis,
Hoc virlulis opus.
Virg. ./Eneide.
L' epicureo Anacreonte soleva invece cantare : È forza morire anche
non volendo; dunque a che non si gode la vita? (Ode. 25.) Convien godere
la vita, quanto più vicina è la morte. (Ode. 11.) Ne' banchetti de' sen-
suali mettevasi sulle tavole un emblema della morte, perchè avvertisse
d'esser solleciti a godere la vita; onde S. Paolo nella lettera ai
— 16 —
Corinti loro fa dire: Si mortui non resurgunt, manducemus et bibe-
mus ; cras enim morìernur (*).
La religione Cristiana sublimò più u" ogni altra il pensiero della
morte, col definire non essere vera vita la vita mortale, ma prepara-
zione ad una eternità di premio o di pena. Per cosifatto dogma la
morte del corpo è nulla rispetto a quella dell'anima, ma è tran-
sito, ossia ingresso ad una seconda vita di eterni gaudj pei giu-
sti, di eterni tormenti pei reprobi: epperò in diversi cimiteri si
dipinsero Adamo ed Eva autori del peccato, quindi della morte.
Questo importante pensiero del Dogma della Morie vedesi maes-
trevolmente figurato sulla facciata della Chiesa della Madonna della
Neve a pochi passi da PISOGNE nella Valcamonica, ed appartenente
già agli Agostiniani, paese sul lago d'Iseo, antico e rinomalo per
miniere e lavori di ferro, ed ove nel 1485 incominciarono quei
processi giustificati solo dai tempi contro gli eretici, che nel 1515 man-
davano al rogo ben sessantaqualtro persone. La chiesa è conosciuta
pei mirabili affreschi di Gerolamo Romanino, bresciano, competitore
del Boliviano detto il Moretto , franco nel pennelleggiare , bizzarro
nelle composizioni, grandioso ne' concetti. Essa è fregiata tanto in-
ternamente che esternamente da un solo lato.
La rappresentazione del DOGMA DELLA MORTE, che vedesi
sulla facciata della chiesa, è divisa in due scene, o per meglio dire
in due grandi scompartimenti oblunghi, de' quali l'uno risguarda la vera
vita, l'altro la vera morte. Ciascuna scena poi è divisa da colon-
nette in tre altri piccoli scompartimenti, comprendendo tutta la
(1) Vedi Petronio nel Trimalcione, dove sulle tavole fa girare e muovere uno
scheletro d'argento, alla cui vista i commensali esclamano: Sic erimus cimeli,
poslquam nos atiferet- orcus. Ergo vivamus, cium licei esse bene. Notisi clic bene
significava per essi sensualmente. Questo costume derivò dall'Egitto, dove sulle
tavole si faceva muovere uno scheletro di legno, indisi esclamava precisamente
come nel Trimalcione: Tuie diverrai dopo la morte. Erodoto, Euterpe, 1. 2. e. 78.
- il —
composizione oltre quaranta figure di grandezza pressoché naturale.
Vedansi le Tavole V.a e VI.a che qui unisco a maggiore intelligenza
degli studiosi, disegnate con fedeltà dal signor A. Ogìierì.
Da un lato ravvisi uno scheletro coronato, perchè Principe della
morte, con arco teso e vibrante cinque freccie ad un tratto. Quello
di Clusone ne scocca tre, quante lingue vibrar suole il serpente, ad
indicare l'intensità dell'azione; perocché il ire per gli antichi fu
numero arcano del perfetto. Laonde tri-megislo per grandissimo,
e terror per tre volle orribile, da ler-orror ; ed i Francesi, come i
Latini usano il tre a dinotare il superlativo. A Pisogne invece, per-
chè dominò un pensiero teologico, si figurarono cinque freccie opera-
trici della morte eterna, per opposizione alle cinque piaghe operatrici
della umana redenzione.
Incontro a questo scheletro vedi venire, movendo da mezzodì a
settentrione, prima un Papa, poi due cardinali, indi due vescovi e
due diaconi, e dietro una schiera di dignitarii ecclesiastici, di nobili
secolari, e finalmente di gentildonne, tutti portanti segni di ricchezza
e di avarizia; alcuni con vasi d'oro, altri con borse piene o ba-
cili di pietre preziose.
Dall'opposto lato vedi pure uno scheletro, ma coli' arco spezzato e
senza freccie. A lui muove incontro altra comitiva, divisa pure in tre
scompartimenti e volta da settentrione a mezzodì, preceduta da Gesù
conducente pelbraccio la Vergine Maria C). Dopo vengono cinque
santi nimbati e portanti bende, su cui forse erano scritte sacre leg-
gende commentanti i simboli da loro figurati; indi seguono re, prin-
cipi, e dignitarii secolari, portanti, non ricchezze, ma banderuole, su
cui forse erano parimenti scritte le virtù che li fecero seguaci di
(I) Gesù e Maria operando la redenzione vincono la morte, introducono
e segnano il novello cammino, alla vita, alla saltile eterna. — Factus est
causa salulis aelernw. — Inìliavit nobis viam novam. — S. Paolo, Ep. ad Cor.
— 48 —
Cristo a vincere la morte. È a lamentarsi che l'ingiuria del tempo
abbia resi illeggibili tutti questi motti. Veggonsi finalmente distinti
personaggi appartenenti a lontane nazioni gentili, cui la luce del
Vangelo apri la verità , le fisionomie dei quali si accordano col
nome che ciascheduno porta sul petto. Principalmente distinguonsi al
costume orientale, un Turco, un Calmucco, ed un Moro. Sopra le
figure dei re e dei principi al signor Rosa fu dato di leggere il
seguente distico :
■'a'-
Noi spregiercmo adunque li denari, perchè per essi non possiamo campare.
È strano che in una rappresentazione eseguita per ordine e sotto
la direzione d'una società religiosa, si veggano le autorità ecclesia-
stiche dal lato de' morti, e le autorità secolari dal lato degli eletti.
Ricercando il dotto signor Rosa quale ne possa essere stata la ca-
gione, credette di scorgervi il principio ghibellino, che prevalse nella
Divina Commedia, preponderò nella Germania, e fu precursore di
quella Riforma, che violentemente sobbolliva gli spiriti all'epoca
delle Danze dei Morti; come nelle Valli Retiche duravano ancora le
sette degli Arnaldisti e dei Valdesi. Che infatti la riforma avesse segreti
aderenti eziandio in Italia sciaguratamente anche fra gli ecclesiastici
(massime fra gli Agostiniani alla cui regola apparteneva Lutero) ce
lo comprova la Danza di Besanzone, che i Minoriti fecero dipingere.
Le due sopracitate scene del Dogma della Morte sono dipinte tra
l'antico e il moderno stile, cioè sul cadere del secolo XV; e per disegno,
come per tavolozza alquanto fredda e cenerognola, si direbbero ese-
guite dal lombardo Ambrogio Borgognone da Fossano, che facile fre-
scante, conservò la maniera dei quattrocentisti anche nel cinque-
cento. Milano possiede molti suoi dipinti a fresco, e parimenti alcune
tempere eseguite con perizia su tavole. Nella basilica parrocchiale
di S. Simpliciano l'abside dell'aitar maggiore è una ricca compo-
- 19 -
sizione di molto merito , come di questo pittore sempre divoto ,
è la bellissima tavola nella chiesa di S. Spirito a Bergamo.
In questi due scompartimenti le teste delle figure non sono ri-
tratti, come ci è sembrato di vedere in quelle del Trionfo e Danza
della Morie, ma bensì ideali del pittore , che aveva una particolare
tendenza ad improntare giovanili teste di religioso affetto , e direi
quasi di pietosissima contemplazione.
GIUDIZIO FINALE
T5V1I
ETIMOLOGIA DEL NOME MACABRA
I
LI nome Macabra è vocabolo d' origine oscura, a cui si vollero
attribuire tanti e sì diversi significati da renderlo quasi un nome
favoloso , come ben dimostrarono Peignot e Douce, e più tardi Lan-
gloisV) eFortoul nelle loro importantissime opere sulla Danza dei Morti.
Io fo plauso alla loro opinione, ma non rinuncio alla mia. Macaber o
Macabre, sarebbe il nome proprio di un Alemanno, autore di alcune poe-
sie applicate a vecchie pitture rappresentanti la Danza della Morte:
come pure d'un altro poeta francese chiamato Macabrei, Macabrus o
Macabrèes, come le danze furono dette nel Medio Evo. Il bibliofilo Ja-
cob, nella lettera al viaggiatore Taylor premessa all'opera: La Danse
Macabre, Parigi, 1832, disse che alcuni la derivarono dall'arabo in cui
inaquebar equivale a cimitero, e questa opinione fu seguita in un arti-
colo pubblicato nel Poliorama Pittoresco di Napoli dell'agosto 1844; ma
vi si oppone che gli Arabi non usarono né conobbero mai Danze di
Morii. Altri la derivarono dall'inglese make-break che vale rompere,
troncare; altri dall' ebraico maccaìibi che corrisponde a plaga ex me,
e perciò dissero Macabre quelle danze; altri dall'antico francese
ma-cabre, mia capra; altri dal cognome di una famiglia di Troyes,
(1) Langlois nel suo Essai sur la Danse des Morls, 1852, occupò 25 pagine
per 1' etimologia del nome Macabre!
4
— 24 —
Nella stessa città, nella casa degli eredi Manuel, posta nella strada
des Gentilshommes , vedesi un volume ove stanno i disegni ricavati
dai dipinti , che ebbero pochi anni di vita. Anche lo scrivente
possiede un volume contenente copia di quella stessa danza, col
ritratto del pittore e l'Ossario eseguiti a tempera.
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1.0 SPETTRO.
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ILLUSTRAZIONE DI UN DISEGNO
D'ALBERTO DURERÒ
1 rovo bene far conoscere un primo quadro d'una Danza dei
Morti , la quale se avesse avuto compimento , darebbe alta palma
all'autore suo, Alberto Durerò, chiamato dagli Italiani Duro, che si
meritò il sopranome di Perugino della Germania, e visse al tempo
dei grandi sconvolgimenti politici religiosi nel Nord d' Europa.
Fu artista sommo nella pittura come nell'incisione, laborioso, di
vivissima fantasia, e nelle sue composizioni spirituale per eccellenza.
Quantunque maestrevolmente egli avesse incisi alcuni argomenti
affatto separati dal Dramma della Morte, nondimeno si può accertare
eh' egli non abbia eseguito una Danza della Morte come fecero Hol-
bein, Manuel ed altri sul finir del secolo XV ed al principio del XVI.
Ragguardevole persona, dedita ad ogni sorta di eletti studj, mi
fece conoscere un foglietto di carta portante un disegno (schizzo)
a penna, rappresentante quattro figure che si presenterebbero come
il principio di una Danza, quale appunto di solito si aprono.
Questo schizzo è di Alberto Durerò: sotto un grande atrio a co-
lonne d' ordine corintio, si ravvisa un vescovo mitrato , coperto di
ricco palio, portante un pastorale nella mano diritta, mentre colla
sinistra sostiene un libro al petto: lo seguono due prelati, ed al
— 2f> —
suo fianco in alto di prenderlo nel cammino stavvi uno scheletro
animato, coperto di un rozzo drappo, tenendo nella sinistra mano
un badile.
Nella idea di far cosa grata agli amatori della storia di quel
sommo artista (nato a Norimberga nel 1471, morto nel 1528) qui
unisco il facsimile nella Tavola Vili." del prezioso disegno, su cui
avvi il monogramma e la data, eseguito a libera e franca penna.
Si allontana da quel metodo di piegar trito e duro che qualifica
la sua prima età, di belle forme sono le figure, cosicché l'assieme
è opera da onorare qualsiasi grande maestro italiano.
DANZA MACABRA
A NAPOLI
Issarlo Del Magno Ioagnes milanese, dimorando a Napoli, sempre
intento agli studi di Belle Arti e in ispecialità archeologici,, fu nel 1826
da me incaricato di stendere una descrizione del Regno di Napoli oltre
il Faro, se gli fosse stato possibile. Fra le molte cose fornitemi, alle
quali aggiungeva nel 1828 non poche rettificazioni sull'opera del
conte Leopoldo Cicognara: Storia della Scultura Italiana, mi comunicò
la seguente descrizione della Danza che trovasi ancora a Napoli ;
notizia che reputo opportuno di riportare, acciochè sia palese come
eziandio nell'estrema parte della Penisola Italiana non mancarono
artisti di fervida immaginazione che trattassero il malinconico argo-
mento della Danza Macabra.
Nella Chiesa de' Domenicani in Napoli, dedicata a S. Pietro martire
ed edificata nel 1294 da Carlo II d'Anjou (che soggiacque col mo-
nastero a qualche cangiamento per l'alluvione nel 1343 di un'acqua
sorgente, creduta l'antico Sebeto) , trovavasi in una cappella un
marmo, tolto nel 1655 e incastralo in una casa vicina, nel quale
è scolpita in basso rilievo la Danza con un personaggio della
Morte, quasi di grandezza naturale, con due corone in testa, in atto
d'andare alla caccia tenendo nella sinistra il falco e nella destra un
vaso mortuario detto doglio: sotto i suoi piedi si vedono morte varie
persone d' ogni sesso, età, e condizione. Alla destra del marmo sta
ritto in piedi un uomo in abito da mercante, che versa un sacco di
denari sopra una pietra quadrilunga, sul cui prospetto si legge la
seguente iscrizione in antico stile ed a caratteri gotici in uso a quei
tempi :
EO . SO . LA . MORTE . CHE . CHACIO.
SOPERA . VOI . IENTE . MONEDANA.
LA . MALATA . ELA . SANA.
DI . E . NOTTE .. LA . PERCHACIO.
NON . GIÀ . NESVNO . INETANA.
P . SCAMPARE . DAL . MIO . LACZIO.
CHE . TVCTO . LO MVNDO . ABRACZIO.
E . TVCTA . LA . GENTE . VMANA.
PERCHE . NESSVNO . SE . CONFORTA.
MA . PRENDA . SPAVENTO.
CH . EO . PER . COMADAMENTO.
DE . PRENDERE . A . CHI . VEN . LA SORTE.
SIAVE . CASTIGAMENTO .
QVESTA . FIGVRA . DE . MORTE.
E . PENSA . VIE . DE . FARE . FORTE.
IN . VIA . DE . SALVAMENTO.
Dalla bocca del mercante esce un cartello nel quale si legge:
TVTO . TE . VOLIO . DARE . SE . ME . LASI . SCAMPARE.
E dalla bocca della morte esce del pari un altro cartello :
SE TV ME TOTESSE DARE QUANTO SE POTÈ ADEMANDARE NO TE SCAMPARE LA MORTE SE
TE VENE LA SORTE.
All'intorno del marmo poi si legge:
ijl MILLE LAVDE FACZIO A DIO PATRE E ALA SANTA TRIN1TATE CHE DVE VOLTE ME
AVENO SCAMPATO E TVCTI LI ALTRI FORE ANNEGATE FRANCISCH1NO FV1 DE FRIGNALE FECI
FARE QVESTA MEMORIA ALE M.CCC.LXI DE LO MESE DE AVGVSTO XIIII INDICIONIS.
DIALOGO
DEL SECOLO XIV
TRA L'i.vnil E IL CORPO I» l \ MORTO
E
te' suoi stuelli sugli antichi Trovatori Provenzali, Fortoul fa cenno
d'una traduzione Castigliana d'un dramma attribuito da Nostredamo
ad Arnaud Daniel, ed intitolato: Le Vergei de Pensamiento , nel
quale trovasi altresì una disputa fra l'anima ed un corpo, dramma
ch'era a quel tempo molto in voga in Francia, dove fu rappresen-
tato nel Cimitero degli Innocenti dopo il grandioso dramma della
Danza Macabra. Sarebbe per avventura il dialogo in discorso?
Il dialogo che presentasi per la prima volta alla pubblica co-
gnizione, come leggesi nel manoscritto presso di me esistente, fu
da anni trovato sur una membrana dell'archivio del Regio Econo-
mato , scritto da mano francese nel secolo XIV , e da quel che
sembra, così tradotto ed epilogato quale viene pubblicato.
In esso vengon poste nettamente a riscontro le due diverse forze,
quali per la genesi costituiscono l'uomo; cioè il corpo-terra colle
sue inclinazioni fisiche , e 1' anima-spirito colle sue inclinazioni ce-
— 50 -
lesti, o sia di intelligenza e di moralità. Mi sembrò che simile dialogo
quale parodia d'una Danza dei Morii, potesse aver posto in questo
libro, eziandio per la ragione, che mentre nelle Danze Macabre
o dei Morii, (altra delle specie di linguaggio figurato) la moralità
della rappresentazione è sempre mistica e sotto interpretazione,
qui invece è aperta e parlata, in guisa tale e con tale ingegno,
che la mente si dismette dalla lettura tutta confortata da'pensieri
di speranza e di fede.
Ritengo quindi di far cosa gradita agli intelligenti, il togliere
dal secreto e dalla oblivione uno scritto, che per diversi rapporti
merita la luce.
Esordisce l'ignoto autore da un distico in ritmo latino, di quella
specie di versi a rima che chiamansi Leonini. Deplorasi in essi la
cecità del mondo che milita sotto lo stendardo della vanagloria,
senza pensare alla vanità di tutte le cose di quaggiù, labili per
loro natura e transitorie.
Fidati piuttosto, dice il poeta, delle lettere delineate sul ghiaccio
che appanna i vetri, che non della vana fallacia del mondo fragile.
Plus crede Ultcris scriptis in cjlacie
Quam munii i fragilis verme fallacia;.
Finito questo proemio salta di pie pari il poeta dal latino al fran-
cese, e narra in quattro versi che una volta ebbe il gran talento
di dormire , e vide dormendo un morto puzzolentissimo , pieno di
vermi e di schifezza, giacente nella sua bara piena di putridume.
Il teatro, come si vede, non è de' più ameni.
Ripiglia il poeta la lingua latina, e narra come presso alla bara
stava l'anima uscita da quel corpo medesimo, desolata, piangente
e gittando urli disperati, lo chiamava e cosi gli diceva: 0 morto^
sucido e puzzolente, svegliali, levati, parlami: non fu un tempo, uomo
— 31 -
più nobile o più polente di le; ora a quel che vedo, sei mangialo dai
vermi.
Quest'appello, in cui l'anima non faceva prova di cortesia, fu
fatto in francese; ma nel dialogo che segue, l'anima come più lette-
rata parla sempre in latino: il corpo, umile argilla, risponde in volgare.
Il corpo, come se fosse vivo, alza il capo e domanda piangendo
chi lo svegli: l'anima ripiglia, rivolgendogli una mezza dozzina d'epiteti
poco parlamentarii, (i men tristi dei quali sono fetore, lue, massa di
polvere, ecc.,) e gli chiede che ne sia della sua vita così splendida.
11 corpo, così morto com'è, si risente a tanti oltraggi e rammenta
all' anima che quel parlare è troppo ardito.
Tu pues bien regarder que plus ne sus en vie
Et ne puis plus mener feste ne druerie
Tu puoi ben vedere che più non sono in Vita , e che più non posso menar
festa né tripudio.
Ma l' anima è pettegola e ciarliera, e intende pure sfogarsi una
buona volta, maltrattando con parole quel corpo che la condusse a
mal fine; onde continua a dire: 0 corpo fetido, chi li prostrò a
questo modo? o corpo avido, chi ti disseccò, qual orrendo misfatto a
tale ti ridusse, perchè la morte così presto li deturpò ?
Poteasi indovinar la risposta: Bellezza, boutade, nobiltà e forza la
morte lutto mi tolse; somiglio una scorza svelta a forza da mi albero
e gittata a terra.
L'anima. A le jeri era soggetto il mondo, tutta la provincia ti te-
meva; dov'è ora il tuo seguito? Ecco la tua gloria dissipata.
Il corpo. Troppo onore ebbi veramente al secolo, e dovizia d' oro
e d' argento, di mangiari e di famigli ; ora sono in grande orrore in
questo putrido ridotto, dove i vermi mi attanagliano come serpi.
L' anima. Non sei più fra le torri di pietre squadrate, né in palazzo
capace, ma in picciol feretro, e vicino ad esser collocato in piccola tomba.
— 32 —
Il corpo. Lasso! so bene che non son più nelle mie grandi corti
quadrate, ma sibbene fra quattro tavole colle mani bendate, non parale
di rose o di timo, ma fetide del mio fetore.
L'anima. / castelli, i palazzi, le case che valgono? appena il tuo
tumido corre sette piedi; per te mi toccano le sedi infernali; ora mai
non puoi più offendere né Dio, né il prossimo.
Qui il corpo da buon diplomatico discute ed ammette la prima
parte; della seconda non parla. Segue l'anima a domandar dove
sono i poderi acquistati, le torri e i palazzi costrutti, le collane e
gli anelli, i tesori ammassati, i letti di grande pompa, le robe
di vario colore appese alle pareti , i vini e le vettovaglie d' ottimo
sapore, il vasellame d'argento: Ciò che per diverse vie hai congregato ,
per violenza, per frode, per usura, per severità, con lungo affanno, in
lungo tempo, tutto rapì la forza d' un solo momento.
Quw din quw vario congregasti more
Vi franile f'cenore dolo vel rigore
Per longa tempora cura magno dolore
IIwc a te rapidi vix (vis) unius horce.
Il corpo ammette facilmente che tutto se n' è ito.
J'ai assez amassez avoir eri maintes guises
Tout mori mi/ hors tolti honors et marchandises
Et mori ci mis tout nuz veslu d'une chamise
Bien ai man temps perdu quand Ielle poigne y ay mise
Ho ammassato molli averi in molti modi ; tutto morte adesso mi tolse, onori
e beni; e morte mi ha qui gittato tutto nudo, coperto d'una sola camicia; ben
perdetti il mio tempo quando tanta fatica vi consecrai.
Segue l'anima a rinfacciargli i beni perduti, e l'uccellare, e il
cacciare, e il corteo d'amici. Rotto è, gli dice, il vincolo d'ogni
amore e già le lagrime della vedova sono asciugate.
Avea toccato l'anima un tasto de' più dilicati. Ma il corpo di-
venuto filosofo risponde :
Mai femme my enfaus my parunt my amis
Por guoy scront dolans por qiioy vanront ilz ci?
— 33 —
llz onl avoir argcnt et sont riches ci compii
Ilz ne ler chat neant de moy que ci porri.
Mia moglie, i miei figli, i miei parenti, i miei amici, perchè sarebbero dolenti,
perchè verrebbero qui? Posseggono averi ed argenti, sono ricchi e compiti;
a loro non cale niente di me che qui imputridisco.
Ma sviluppando in altri sedici versi lo stesso pensiero , l'anima
dice che gli eredi non darebbero due giornate di prato per cavarlo
di pena; il corpo afferma che non darebbero due denari. Ed ecco
come i morti fanno l'orazione funebre ai vivi. E ben potea farla
questo morto, poiché impariamo che vivendo esercitava la profes-
sione d'avvocato.
L' anima. Una volta fosti ottimo avvocato, sapevi le leggi, i decreti,
il diritto ; ma non ti sapesti difendere né dalla morte, né dalla corru-
zione, né dai vermi.
Il corpo. Bien sai que drois et lois soloie bien entendre
Par devanl dux et rois une cause entreprendre
Or ma voli la mors de si gref plait enprandre
Que ci griefement ma mors que ne me puis defendre.
Ben so che diritto e leggi io solea ben capire e innanzi a duchi e regi
intraprender cause; ora la morte m'ha impigliato in una lite così dura, così
gravemente m'ha morso, che non mi posso difendere.
L'anima. Perchè non appelli al re di Francia, perchè non chiedi
la revisione al duca dì Borgogna, principi di gran potenza , che ripa-
rino a tuo favore la sentenza della morte?
Questo amaro sarcasmo non meritava risposta, e la risposta che
fece quel dabben'uomo del corpo non merita d'essere ricordata.
Ora veniamo al merito.
L'anima. Dunque perchè vivendo fosti così malvagio, che non temesti
Dio né la morte, perciò hai meritato la condanna e fosti più peccatore di me.
Il corpo. Non merito tanto disprezzo , malvagia anima , come tu ;
imperocché Dio ti aveva invero dato e amore e virtù ; ma tu non mi
— 34 —
hai falla riprensione che valesse un quattrino; se male ci è avvenuto,
io non ne ho colpa, ma tu.
L'anima s'adira e dice che venga a sentire anch'esso le pene
infernali; il corpo ricusa, e pretesta si disfarà prima tutto, poi ri-
susciterà nel gran die, ed allora seguirà il destino dell' anima.
L'anima esclama: che s'egli avesse creduto ai dottori ed ai predi-
catori che mostravano la via della salute, ora non sarebbe dannato.
L' avvocato, epigrammatico fin nel sepolcro, risponde :
Ces clers tropi saiges sunt qui ce belz sermons crknt
Mais -pour deux qui les font qualre ks oblient
Je ai fai ceu qui font et mini pais ceu qui dient.
Sono troppo savii questi chierici che declamano questi bei sermoni ; ma per due
che li fanno, quattro li dimenticano. Ho fatto ciò che fanno e non ciò che dicono.
Duolsi 1' anima allora amaramente d' essere stata creata ad im-
magine di Dio, rigenerata col battesimo, e d'essersi nondimeno
perduta; gareggiano l'anima e il corpo ad imputarsi 1' un l'altro
la causa principale della comune dannazione. Non mi lasciavi far
il bene, dice l'anima. — Anzi hi mi abbandonasti il freno, dice il
corpo, e tu facesti il peccalo.
Li corps rians de pari soi ne puet sans tarme ouvrer
Se l'arme n'est en soi se puet ils remuer?
Il corpo da se nulla può operar senza l'anima. Se 1' anima non è con Ini
può egli muoversi?
Replica l'anima che quando lo voleva domare, le illecebre del mondo
lo tiravano a sé in modo che non si poteva reggere. Concede il corpo
che i falsi diletti lo hanno accecato per modo, che i consigli dell'anima
non erano uditi; e poi mai non si sarebbe pensato di morire cosi presto.
L'anima. Felice condizione de' bruti, cadono col corpo i loro spiriti, né
dopo morte li aspetta alcun tormento. Così pur fosse il fine dei peccatori!
Il corpo concorre in questo voto, e domanda se nell' inferno non
rimanga alcuna speranza di perdono; se per doni, oro, argento,
- 55 —
preghiere, intercessione di re, duchi, principi, conti e uomini d'armi,
ricchi e poveri non si possa ottener mercede.
Questa domanda alquanto scempia, che prova come il corpo
si fosse dimenticato del catechismo, riceve la risposta che si può im-
maginare, e conchiude l'anima con questi due versi che san di pagano.
Si lacrymos vel opes animus revocare valerent
Cerberus et Pluto soli sua regna tenerent.
Se il pianto o l'oro avesser virtù di richiamare le anime, il reame di Pluto
sarebbe vuoto.
Il corpo sconfortato dà commiato all'anima.
Arme vai lout bienlosl droil en ton repaire
Laise rome les vers mon corps en cest suaire
Anima , vattene subito, e per via dritta alla tua tana, e lascia che i vermi
rodano il mio corpo in questo lenzuolo.
Racconta il poeta che allora due demonii più neri che pece, brutti
sì che niun pittore potrebbe raffigurarli, con occhi di rame affocato,
gittando fuoco di zolfo puzzolente dalla bocca, spandendo veleno dalle
corna, ed avendo unghie simili ai denti del cignale, si gittarono
addosso all'anima, la tuffarono in un gran vaso pieno di carboni ac-
cesi , per ogni guisa la straziarono senza carità , e la trascinarono
con tormenti e con beffe all' inferno.
Allora io mi svegliai, dice il poeta, col cuore compreso dal dolore,
e pregai Dio per sua grande misericordia che mi guardasse da tal
giudizio e da tal luogo; allora ho condannato il mondo e le sue fri-
volezze, nulla mi parvero i tesori, rinunziai alle cose passaggiere e mi
raccomandai tutto alle mani di Cristo. Amen.
LA PRIMA COLPA
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CODICE
INEDITO
DELLA DANZA DEI MORTI
DI
BASILEA CITTÀ
Q,
'uesto codice (l) che ho la fortuna di possedere da molti anni,
e che ora credo di farlo palese ai cultori dei Drammi della Morte,
contiene quaranta miniature dipinte a tempera ed a colla (molte
delle quali hanno gli accessorj lumeggiati in oro), rappresentanti
la Danza della Morte di Basilea Citta, coi rispettivi versi, iti ca-
ratteri antichi tedeschi, a ciascun soggetto; preziosissima reliquia
che faceva parte della celebre raccolta Storck e Majno di Milano (2).
(1) Alto centimetri 24 e largo 17.
(2) E qui con sommo dolore, a giustizia del vero e per amor di patria, voglio
ricordare come questa collezione era dovuta al genio investigatore del milanese
Carlo Del Majno Ivagnes dallo Zani detto il Carlino, il quale consumò la sua
vita nel ricercare per tutta la Penisola ed oltralpi gì' immortali monumenti del-
l'arte, specialmente attinenti alla calcografia ed alla bibliografia. Questa colle-
zione, unica fra gli illustri privati e di cui la umana famiglia invano potrà ve-
dere la seconda, venduta e rivenduta a spizzico dai creditori a'forastieri, (avendo
egli sofferta immensa perdita nel 1814, a causa della cessazione del blocco
- 38 —
Per accertarmi se questo volume significasse alcun che di sin-
golare, presi a consultare le diverse edizioni sulla Danza delia Morte,
di Matteo Merian, non che quelle pubblicate da' suoi successori;
cosi pure passai in revista le tant' altre divulgate fino ai giorni no-
stri, sotto il nome di Danza della Morte di Basilea Città, creduta
erroneamente da taluni opera di Giovanni Holbein il giovane , del
quale alcune edizioni ne portano il nome (1). E per viemeglio
approfondire le divergenti opinioni suscitate intorno a questa
Danza, non omisi di consultare nelle principali collezioni, tanto
pubbliche come private, i disegni, che ritengonsi veri ed ori-
ginali lavori deli' Holbein, non che i disegni conservati nel Ga-
binetto e Museo di Basilea; i quali appalesano chiarissimamente
il carattere e lo stile dàll'Holbein con magistrale perizia eseguiti nelle
diverse sue età, secondo che meglio gli conveniva, in guisa che
alcuni si attribuirebbero ai più grandi maestri italiani.
Venni così in grado di fornire alla storia dell' arte questi non
lievi argomenti :
I. Che la Danza della Morte di Basilea Città, esisteva di certo
continentale), diede in gran parie origine, nel secolo presente, ad alcuni de' più
grandiosi gabinetti Europei che formano l'ammirazione dei colti viaggiatori. —
Né debbo lasciar in silenzio, che Carlo del Majno (privilegiato dalla natura
di uno straordinario talento artistico , irradiante su di me una luce sempre
consolatrice ) , del lutto assorto nelle meravigliose bellezze dell' arte , moriva
nel 1829 nell'ultima miseria a Napoli, dimenticato un giorno intero sulla pub-
blica strada. Quell'onesto, cui le vicissitudini del mondo non consentivano un
obolo pel seppellimento, fu ad alcuni inglesi origine di grande fortuna col ri-
vendere gli oggetti provenienti dalla sua collezione. — Possano queste parole
giungere gradile all' immortale spirito del nostro Majno, come attestazione del
culto mio a tanto onorata memoria !
(4) Una delle principali è quella pubblicata da Corrado Mechel nel 1715: i suoi
fratelli ne fecero dappoi varie ristampe. Nel 1842 un certo Lamy la riprodusse
con le stesse tavole ma assai logorate : Giorgio Scharffarberg ne fu l' incisore
e viveva nel secolo XVI. Ma non è che una miscea ricavata dalle composizioni
delle Danze di Berna, di Basilea e di quella d' Holbein.
— 39 —
un secolo prima che nascesse YHòlbein 0); deperita poscia o rin-
novata con una infinità di cambiamenti e di stili diversi, da non
poterne ravvisare la sua primitiva originalità (2).
II. Che YHòlbein, genio pieno d'imaginazione, aveva eseguito
una Danza della Morie, la quale, artisticamente da altri incisa in
legno e pubblicata per la prima volta nel 1530, gli procacciò la
generale ammirazione (5).
III. Che YHòlbein nel 1529 e nel 1538 si trovava a Basilea (4); ed
è sicuro venisse eccitato a fornire un progetto per riparare quel-
l'opera universalmente creduta dipinta ad olio (3), giacche andava
sfasciandosi coli' umidità e colle intemperie.
A corollario dell'esposto soggiungerò come le miniature del sum-
mentovato mio Codice, atteso le molte varianti che vi si riscon-
trano, vennero dall' Holbein condotte a tempera, onde avessero a
servir di modello per la ripristinazione appunto di quella grandiosa
e singolare opera che per intiero distrutta nel 1805, sarebbe oggidì
dai Basilesi desideralissima come il maggior monumento di storia
nazionale.
È da ritenersi che Y Holbein eseguendo queste quaranta miniature,
non omettesse di aggiungervi tutti quegli accessorj che in conso-
nanza ai luoghi, ai costumi del suo paese ed alle vicende della
sua età, viemeglio improntassero lo spirito delle umane vicissitudini
(1) Mallhmm, Merton — Todten Tanz. Franckfurt, 1G49 in 4.*, prima edi-
zione completa.
(2) //. F. Massmann -- Atlus zu dem Weixhe: Die Baseler Todlèntanze.
Leipzig, 1847, in 4.°
(3) Gli intagli di questa prima edizione vennero più volte replicati in legno,
in rame, in piombo, ed anche ai giorni nostri in vario modo illustrali a Londra,
a Monaco ed a Lipsia.
(4) E. IL Langlois — Essai sur Ics Danses des Mo'rts. Ouvrage publié par
André Poltier. Voi. 2. Rouen 18a2, in 8.°
(5) Mutthtium Merton ■ — Vedi l'opera sopracitata,
— 40 —
sul volto di ciascun individuo. Conservando YHolbein tutto il con-
cetto delle composizioni che di già esistevano, con somma facilità
migliorò il disegno in ogni minima parte : nelle pose delle figure vi
espresse il beffardo e l'ironia, specialmente in quelle degli scheletri:
segnò i contorni di un sorprendente vibrato rilievo: nel colorito
riuscì armonico e forte usando il violaceo, il verdognolo ed il ros-
siccio in modo che per questi tre colori vieppiù ne spiccano i rap-
presentali, anche per essere nella maggior parte gli sfondi di un
ben inteso azzurro.
Matteo Merian, artista laborioso, disegnò ed incise tutte quelle
composizioni in altrettanti fogli separati ; e dopo molti anni , cioè
nel 1649, le pubblicò a Francoforte in un volume (introvabile ai
giorni nostri), in 4.° piccolo, dedicandolo al di lui germano Onofrio
Merian. In ogni foglio il rappresentato è chiuso intorno da un
minuto ornato (')•
Se non che la suaccennata edizione è mancante di uno de'mi-
gliori soggetti il quale fregia il mio Codice nella Tavola 111.
Esso rappresenta un fanciullo ignudo, stretti i piedi da piccole
scarpe, il quale dimentico del suo balocco gettato in terra, strilla
e tenta schermirsi dalle mani di due scheletri animati, sforzandolo
essi al ballo che non ha riposo. Sopra un ramo di un albero spo-
glio di fronde, vedesi un corvo che guarda quella scena, anzi vi
prende parte, deridendo col gracchiare alla paura del fanciullo. Sot-
tile pensiero, tutto proprio e caratteristico della scuola alemanna
di quel secolo in cui sembrava che la satira servisse di nodo,
d'esca, d'interpretazione all'arte stessa!
(I) Un esemplare trovasi nella singolare « Raccolta delle danze della Morte»
che appartiene allo scrivente.
— 41 —
Sopra e sotto il soggetto della tavola si legge in tedesco:
Vieni qua ragazzo: devi imparare a ballale!
Sia che pianga o rida, non vale opporsi.
Se avessi anche il diavolo in bocca,
ÌVon li gioverebbe in questo momento.
Povero me ! cara madre,
Un uomo seco mi trascina.
Oh madre mia ! vuoi tu ajutarmi ?
Devo ballare e non so ancora camminare !
La verità del rappresentato, non poteva inspirare al poeta mag-
giore commiserazione. Vedi la Tavola IX.
Questo soggetto pur manca in tutte le edizioni dei Merian, ed
anche nel libro del dotto professore H. F. Massmann summenzio-
nato, che riprodusse la Danza di Basilea Città come esisteva nelle
due differenti epoche.
A vieppiù convalidare la slessa mia opinione sulla autenticità e
preziosità di quel Codice inedito, qui offro nella Tavola X il fac
simile di uno dei quattro soggetti di fanciulli, che compose Hol-
bein (')) e che tutta l'impronta tengono del carattere del fanciullo
fra i due scheletri come sopra descritto. È amore ignudo, che cinto
il fianco di una lunga fascia, imbraccia un ampio scudo, mentre
colla sinistra stringe un dardo. Egli rivolge un poco il capo a
guardare , veloce nel suo passo perchè sicuro della sua vittoria.
Tutte le figure delle quaranta tavole del Codice sono rappresentate
in aperta campagna sparsa di capanne , di castelli , di chiese a
gotica e sassone architettura (anzi nella Tavola XXVI « Il Cuoco
e lo scheletro » vedesi la città di Basilea con la sua Cattedrale)
di laghi con navi, di fiumi, di torrenti, di orridi burroni, di piani sco-
(I) Questi quattro soggetti; l'Amore, i Fanciulli, il Vino e la Gloria che si trovano
stampali nelle edizioni di Lione, Colonia, Londra, furono nel 1858 riprodotti a
Parigi dall'editore L, Curmcr, nella elegante opera: Imitation de Jéms-Christ.
— 42 -
scesi, di giganteschi monti coperti di neve; accessori dai Merian e
da Massmann non mentovate.
Rimarchevole è poi la Tavola XL ed ultima nella quale tro-
vasi un Turco ed una Turca abbigliali alla foggia orientale. Il
Turco tiene nelle mani un arco in atto di porvi la freccia nel
mentre lo scheletro gli presenta la clessidra , che indica l' ora fa-
tale ! Dietro loro appare di fronte il giovine Holbein in abito nero.
Se la fortuna vorrà concedermi ancora qualche anno di vita,
darò mano alla pubblicazione ed illustrazione delle quaranta minia-
ture, andando così lieto di riparare in parte a quanto i tempi o
le casualità non permisero venisse eseguito da quello stesso Holbein,
che sommo nei ritratti, trattò con eguale perizia la matita ed il
pennello nelle ardue rappresentazioni delle Danze de' Morti!
FINE.
INDICE DELLE MATERIE
Uedica
Al lettore .......
Nozioni preliminari
Trionfo e Danza della Morte dipinta a elusone
Osservazioni
Dogma della Morte dipinta a Pisogne
Etimologia del nome Macabra .
Illustrazione di un disegno d'Alberto Durerò
Danza Macabra a Napoli ....
Dialogo del Secolo XIV tra l'anima e il corpo d'un morto
Codice inedito della Danza dei Morti di Basilea Città.
INDICE DELLE TAVOLE.
Fac-simile d'iscrizione sotto l'affresco della Crocifissione nel-
l'interno della Chiesa dei Disciplini. — Contorno della pa-
rete ove è l'affresco: Trionfo e Danza della Morte.
I Trionfo e Danza della Morte a elusone
II. III. IV. Tre teste grandi al vero del Trionfo della Morte .
V. VI. . . Dogma della Morte a Pisogne ....
VII Scheletri Cumani
Vili. . . . Un primo quadro di Danza della Morte di A. Durerò
IX Tavola III. del Codice inedito di Holbein .
X Amore armato
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USO!
OPERE DEL MEDESIMO AUTORE
DISPOSTE PER LA PUBBLICAZIONE.
Trcntacinque lezioni per conoscere le Opere dell' intaglio in rame e in
legno, delle comunemente slampe incise; loro modi, varietà, bellezze, rarità
e valori attribuiti in commercio.
Viminale Calcografico d'ogni eia e nazione dei più celebri intagliatori in
rame e in legno; colla indicazione degli autori, delle opere loro più singolari
ed introvabili, non che delle etichette e del valore ottenuto nelle principali
vendite d'Europa. Con tavole.
Documenti pei* una Storia Pittorica della Scuola Lombarda sino al
secolo XVIII, proposta al Congresso degli Scienziati in Milano l'anno 1844.
Con rami. — Vedi Milano e il suo contorno, volume secondo,
pag. 259, edizione Pirola, 1844.
Descrizione di un secchiello di Tetro, opera di Etrusco artista. Con
due tavole.
Illustrazione dei disegni di Raffaello, Michelangelo , Giulio Romano ed
altri celebri capi scuola, formanti parte della grande raccolta che apparteneva
all'Autore. — I disegni ed i cartoni di Leonardo da Vinci vennero descritti nel
catalogo pubblicato nel 1855. Un voi. in-8 di pag. 67, adorno di due intagli
in rame. I disegni oggigiorno sono passati a Parigi all'Imperiale Museo del
Louvre.
Itinerario d' Italia. Edizione XXV.ma con nuove correzioni ed aggiunte, anche
relative alle strade ferrate, battelli a vapore ecc. ecc.; e con le maggiori notizie
che possono interessare il dotto antiquario. Adorna di carte geografiche e
delle piante delle città principali. Due volumi in-8.